by Redazione | 22 January 2026 | Articoli, Blog

A partire da gennaio 2026, MAS S.r.l. ha assunto ufficialmente lo status di Società Benefit, diventando MAS S.r.l. Società Benefit Unipersonale.
Una scelta che va oltre un cambiamento formale e che rappresenta l’impegno volontario e strutturato a operare generando valore economico, ambientale e sociale, in modo responsabile, sostenibile e trasparente.
Perché Società Benefit
Diventare Società Benefit significa integrare, in modo strutturale e misurabile, obiettivi di impatto positivo ambientale e sociale all’interno della nostra attività d’impresa, affiancandoli alla crescita economica. Per noi non si tratta di un semplice cambio di denominazione, ma di una scelta strategica e culturale: fare impresa creando valore condiviso, accompagnando le organizzazioni nei percorsi di trasformazione necessari per affrontare le sfide della sostenibilità, dell’innovazione e della transizione energetica e digitale. È una decisione che rafforza una visione già da tempo parte del nostro DNA: supportare le imprese nei percorsi di miglioramento della sostenibilità, dell’efficienza e dell’innovazione, con un approccio concreto, misurabile e orientato ai risultati.

Il nostro impegno
In qualità di Società Benefit, MAS si impegna a:
- promuovere modelli di sviluppo sostenibile e responsabile;
- accompagnare le aziende nella transizione energetica, digitale e ambientale;
- favorire l’adozione di soluzioni innovative che generino efficienza operativa e riduzione degli impatti;
- supportare le imprese nell’integrazione dei principi ESG nei processi decisionali e operativi;
- operare con trasparenza, competenza e attenzione verso tutti gli stakeholder.
I nostri ambiti di supporto
Mettiamo a disposizione delle organizzazioni un supporto completo e integrato, pensato per trasformare la sostenibilità in un vero fattore strategico e competitivo.
Assessment di sostenibilità ed ESG: Affianchiamo le aziende nella valutazione dello stato di maturità ESG, individuando punti di forza, aree di miglioramento e priorità di intervento, come base per definire strategie concrete e misurabili.
Redazione del Bilancio di Sostenibilità: Supportiamo le imprese nella strutturazione e redazione del Bilancio di Sostenibilità, in linea con i principali standard di riferimento, trasformando i dati in uno strumento di trasparenza, comunicazione e creazione di valore.
Project Management per progetti di innovazione sostenibile: Offriamo servizi di Project Management dedicati a progetti di innovazione sostenibile, coordinando competenze tecniche, tempi, costi e obiettivi per garantire risultati efficaci e coerenti con le strategie aziendali.
Transizione 5.0 e finanza agevolata: Accompagniamo le aziende nell’accesso agli strumenti di finanza agevolata, con particolare riferimento alla Transizione 5.0 e ai bandi legati a sostenibilità, energia, digitale e innovazione, supportando l’intero percorso: dall’analisi delle opportunità alla gestione dei progetti.
Supporto nel percorso di trasformazione in Società Benefit: Mettiamo a disposizione la nostra esperienza per accompagnare le imprese che desiderano intraprendere il percorso per diventare Società Benefit, dalla definizione degli obiettivi di beneficio comune fino all’integrazione nel modello di governance.

ESG: un approccio integrato e misurabile
Per MAS, l’approccio ESG non è una somma di iniziative isolate, ma un modello integrato che guida le scelte strategiche e operative. Ambientale, Sociale e Governance diventano leve concrete per migliorare le performance, gestire i rischi, cogliere nuove opportunità e rafforzare la credibilità dell’impresa nel lungo periodo. In questo contesto, ESG significa:
E – Environmental: gestione responsabile degli impatti ambientali, efficienza energetica e delle risorse, riduzione delle emissioni e degli sprechi;
S – Social: attenzione alle persone, alla sicurezza, al benessere organizzativo e alle relazioni con il territorio e la comunità;
G – Governance: trasparenza, etica, qualità dei processi decisionali e integrazione della sostenibilità nella strategia aziendale.
Il nostro obiettivo è accompagnare le aziende nel passaggio da una visione reattiva della sostenibilità a una gestione strutturata, misurabile e orientata alla creazione di valore.
Un percorso da costruire insieme
Crediamo che la sostenibilità non sia un traguardo da raggiungere da soli, ma un percorso condiviso. Come Società Benefit, vogliamo essere un partner affidabile per tutte le organizzazioni che desiderano innovare, crescere e generare valore nel lungo periodo.
by Redazione | 9 October 2025 | Articoli, Blog, Eventi
Il 26 e 27 settembre 2025 abbiamo svolto un coinvolgente evento di Team Building organizzato da MAS Management Network presso il suggestivo Rifugio Larici da Alessio, a Roana (VI), che ha visto la partecipazione di 14 collaboratori aziendali. Due giornate all’insegna della collaborazione, della strategia e del contatto con la natura, con l’obiettivo di rafforzare le dinamiche di gruppo in un contesto informale ma stimolante.
La serata di venerdì 26 settembre si è aperta con una cena conviviale, occasione perfetta per rilassarsi e creare un clima positivo tra i partecipanti. A seguire, le squadre si sono sfidate in un business game, un gioco a tema manageriale progettato per mettere alla prova abilità decisionali, pensiero critico e spirito di squadra.
Il giorno seguente, sabato 27 settembre, ha avuto luogo la parte più avventurosa del programma: una gara di orienteering a squadre lungo un percorso di qualche chilometro tra i prati e i boschi che circondano le malghe, con le mucche al pascolo a fare da cornice naturale. Durante il tragitto, i partecipanti hanno dovuto raccogliere informazioni e completare una serie di prove, orientandosi con mappe e indizi per raggiungere i diversi punti di controllo.
Il pernottamento al rifugio, reso ancor più suggestivo da un cielo piovoso nella notte e da un clima variabile soleggiato al mattino, ha aggiunto un tocco autentico all’esperienza, favorendo momenti di confronto e condivisione anche informali, immersi nella quiete dell’Altopiano.
L’evento, curato la MAS Management Network, ha rappresentato un’occasione preziosa per rafforzare la coesione tra i membri del team, attraverso attività che hanno unito divertimento, sfida e collaborazione, in un contesto naturale ricco di stimoli e bellezza.



by Redazione | 3 April 2024 | Articoli, Blog
I falsi sono dei prodotti di qualità inferiore all’originale, che lo imitano in un modo più o meno evidente. Tali prodotti vengono venduti all’insaputa dell’azienda proprietaria di quel predetto marchio, con azione illecita che viola le norme in materia di brevetto, copyright e leggi sul marchio registrato. La maggior parte delle fabbriche di vestiti contraffatti sorge nei paesi in via di sviluppo, e in una percentuale tra l’85% e il 95% di tutte le contraffazioni proviene dalla Cina.
I motivi che portano comunque al commercio di capi contraffatti sono principalmente i seguenti:
- La Gen Z predilige la moda come categoria di intrattenimento su cui davvero vale la pena spendere, si pensa che sia moralmente accettabile acquistare e utilizzare beni di lusso falsi.
- La dinamica del fast fashion ha enormemente contribuito a creare la mentalità del “poco valore” e dell’acquisto d’impulso, aumentando sempre più il fenomeno dell’usa e getta legittimando la pratica dell’acquisto di pezzi contraffatti, che proprio perché non di marca, possono avere un ciclo di vita breve come le preferenze dettate dalla moda.

Il mercato del fake dilaga ogni giorno di più e rappresenta una piaga che penalizza fortemente i marchi luxury e high-end streetwear. Ad esempio, Nike è l’azienda più contraffatta al mondo, mentre sembra che Rolex sia il marchio più ricercato da tutti a livello di contraffazione, con ben 228.000 ricerche annuali per “fake Rolex”.
I brand per cercare di contrastare le operazioni dei falsi e per certificare l’originalità del prodotto grazie all’intelligenza artificiale hanno adottato alcune soluzioni, quali ad esempio:
- RFID: inserimento di tag posizionati all’interno o nell’ etichetta del prodotto finito, ha come obiettivo quello di garantire l’autenticità dei prodotti del brand e combattere quindi l’anticontraffazione. L’RFID è la tecnologia di identificazione automatica via radio che consente di rilevare e tracciare oggetti a cui sia applicato un TAG. Al suo interno è contenuto un codice che identifica in maniera univoca l’autenticità di quel prodotto.
- Certilogo: inserimento nei capi di una speciale etichetta con QR code e un Codice numerico a 12 cifre che costituisce l’identità digitale del prodotto. Il cliente con il proprio Smartphone inquadra l’etichetta dove è stampato un QR code univoco irriproducibile dal mercato del falso. In alternativa, si può anche entrare nel sito Certilogo e digitare il codice di 12 cifre manualmente.
- Entrupy: l’app ha come obiettivo fondamentale riconoscere gli accessori falsi ed offrire supporto sia per le aziende che per i consumatori. L’apparato grazie allo zoom ottico amplifica fino a 260 volte le immagini e scruta ciò che non potrebbe essere visto dall’occhio umano, dove gli algoritmi assegneranno un punteggio all’elemento come autentico o non verificato in base alle immagini inviate.
Allo stesso modo anche i consumatori, per essere sicuri di compare un capo originale, devono prestare attenzione ai seguenti elementi:
Imballaggio fragile o assente: Il packaging dei prodotti griffati sono generalmente di alto valore ed esteticamente belli
- Scarsa qualità dei prodotti e accessori mancanti
- Prezzo di Vendita: se un capo ha un prezzo stracciato è possibile che non sia originale
- Esaminare le Cuciture
- Colla e chiusure
- L’etichetta
- Errori grammaticali
- Loghi difettosi
La contraffazione dei prodotti di lusso resta una problematica importante e molto attuale che non è da sottovalutare. Gli strumenti per combattere il fake ci sono, si tratta di adattarli ad un mercato in continua evoluzione.
by Redazione | 7 February 2024 | Articoli, Blog
L’avvento della tecnologia, dei nuovi mezzi di comunicazione ed il processo di globalizzazione hanno determinato il sorgere di un nuovo scenario competitivo tra le diverse aziende, alimentando, in un certo senso il fenomeno del co-branding.
Il co-branding è di fatto una collaborazione temporanea tra più brand, tesa a lanciare un prodotto figlio di questa unione. Si tratta di realtà già conosciute e riconoscibili dal pubblico, che possono così comunicare senza influenzare l’identità di marca. È caratterizzato da una prima marca definita ospitante o accogliente; mentre l’altro brand viene chiamato invitato o secondario. Tale contratto è caratterizzato da una significativa area di rischio, coinvolgendo elementi sensibili dell’impresa.
È possibile distinguere diverse tipologie di co-branding: funzionale e simbolico, esclusivo e non esclusivo. Il co-branding funzionale prevede l’indicazione sul prodotto di due o più marchi utilizzati nella realizzazione del prodotto medesimo. L’impresa titolare del brand ospitante stipula un contratto con un partner avente lo scopo di far figurare sul prodotto, un marchio esterno alla categoria in cui il prodotto stesso si trova. Il product base co-branding costituisce una forma più intensa di collaborazione tra i due o più brand. I due o più marchi vengono combinati, creando un unico prodotto distintivo.
Nel mondo della moda l’attività di co-branding è sempre più comune soprattutto per aumentare l’audience, essere più creativi e rinnovare il brand dandogli un apporto sempre più innovativo e al passo con i tempi. Alcuni esempi di co-branding che hanno avuto successo nell’ultimo periodo sono i seguenti:
- Diesel x Diesel: fake smile: Nel 2021 il brand propone una capsule collection composta da 24 capi iconici rubati dall’archivio del brand e riadattati allo stile e alle esigenze dell’epoca attuale per creare un collegamento tra il passato e presente. A celebrare questa collezione la campagna “Fake Smiles” dove per fake si intende “esagerazione”, con un taglio di ironia la capsule rappresenta una frecciatina alle mille collaborazioni che dominano l’industria della moda. Collaborando con se stessa, Diesel X Diesel rievoca non solo un sentimento nostalgico della propria Heritage passata ma rileva anche la propria capacità di far leva sul suo stesso marrchio creando un prodotto che nella mente del consumatore, proprio per la strategia controtendenza, si posiziona al di sopra delle usuali collaborazioni ricercate dagli altri brand.
- Supreme x Luis Vuitton: La collaborazione tra Louis Vuitton e Supreme è stata una delle partnership più sorprendenti e influenti nel mondo della moda di lusso. La notizia ha generato un’enorme attesa e ha suscitato un grande interesse da parte degli appassionati di moda e degli amanti dello streetwear. La collaborazione ha presentato una vasta gamma di prodotti, tra cui borse, accessori, abbigliamento e scarpe. I classici motivi del monogramma di Louis Vuitton sono stati combinati con il logo iconico di Supreme, creando un’estetica unica che ha reso riconoscibili i prodotti della collaborazione. La collezione è stata distribuita in modo molto esclusivo. Inizialmente, è stata disponibile solo in selezionate boutique Louis Vuitton e presso alcuni pop-up store temporanei. Questa strategia di distribuzione limitata ha contribuito ad accrescere l’aspettativa e la richiesta dei prodotti.
Il contratto di co-branding, nella maggior parte dei casi, rappresenta una strategia di marketing vincente, che consente alle aziende la possibilità di creare, attraverso la fusione dei loro marchi, un’esperienza unica nel mercato. Nella società attuale, caratterizzata da una competitività sempre più spinta, il contratto di co-branding rappresenta senz’altro una soluzione sempre più utilizzata e scelta per la sua estrema duttilità anche in considerazione della reale capacità di “attrarre” nuova clientela e giungere con estrema efficacia e con maggiore impatto nel mercato del fashion.
by Redazione | 5 May 2022 | Articoli, Blog
Sul fatto che il mondo del fashion stia cambiando non ci sono dubbi. Tuttavia, sebbene molte imprese abbiano adottato un approccio direzionale in linea con le nuove prospettive, resta calda la questione riguardante la trasparenza aziendale che ultimamente sta diventando un caposaldo rilevante per il settore moda. Con questo termine si definisce la procedura, più o meno dettagliata, attraverso cui un’azienda decide di comunicare all’esterno tutte quelle caratteristiche e processi che determinano la creazione di un prodotto o servizio, nonché le iniziative e operazioni che si intendono intraprendere per raggiungere la mission di fondo. Non mancano a tal riguardo, riferimenti agli impatti ambientali che ne derivano così come agli interessi sociali rivendicati, quali diritti umani e pratiche di inclusività. All’interno dell’industria del fashion, se in passato tale aspetto veniva posto in secondo piano e non sempre gli veniva attribuita una giusta considerazione, ora risulta essere un fattore determinante per ottenere un vantaggio competitivo all’interno del mercato.
Il consumatore è molto più sofisticato rispetto a qualche anno fa; è incline a conoscere con maggior precisione le caratteristiche del prodotto che acquista ed è più attento a considerare i risvolti positivi e negativi delle sue azioni. Infatti, la consapevolezza di contribuire indirettamente a ridurre, ad esempio, gli impatti ambientali con l’acquisto di un prodotto sostenibile, genera valore sia per l’azienda sia per il consumatore stesso. Questo comportamento più esigente e selettivo, ha portato le aziende a cercare di comunicare il proprio operato con un approccio più chiaro e trasparente mettendo in luce gli obiettivi e i risultati che vengono raggiunti. Ciò determina un incremento dell’engagement tra l’organizzazione e il cliente che può effettuare un acquisto più cosciente sulla base delle informazioni che riesce a reperire.
Dalla tragedia di Rana Plaza avvenuta nell’aprile del 2013, che mise in luce le pessime condizioni in cui i lavoratori erano sottoposti, diverse iniziative e miglioramenti sono stati intrapresi dall’industria del fashion affinché i diritti umani venissero tutelati e ci fosse una maggiore trasparenza lungo l’intera supply chain. Per incentivare i grandi brand a divulgare una maggiore credibilità e confrontare i diversi livelli di trasparenza, è stato creato il Fashion Trasparency Index che nell’ultimo report del 2021 (cfr. Fashion Revolution) ha analizzato il grado di trasparenza di 250 grandi marchi e rivenditori sulla base di alcuni indicatori raggruppati in 5 macro-aree:
- Policies and commitments
- Governance
- Supply chain traceability
- Know, show e fix
- Spotlight sulle azioni messe in atto in risposta al covid-19.
(Per vedere la classifica dei brand clicca qui)
Lo scopo non è solo quello di rendere più consapevole l’acquisto che si sta facendo, ma anche promuovere un senso di attivismo che salvaguardi i diritti umani di tutte le persone coinvolte nel processo produttivo. Come afferma il report, la mancanza di trasparenza comporta l’incapacità di adottare tempestivamente misure di intervento contro gli abusi nei confronti dei soggetti coinvolti e del pianeta. È bene ricordare, infatti, che trasparenza non significa sostenibilità ma che quest’ultima è raggiungibile solamente attraverso una nitida e comprensibile comunicazione degli impatti sociali e ambientali.
Spesso, parte del problema risiede a monte della catena produttiva che risulta essere complessa e opaca in quanto emergono squilibri tra i compratori e i fornitori e forme di sub-contratto possono compromettere la salute dei lavoratori. Infatti, secondo l’indagine condotta dal Fashion Revolution, sebbene il 62% dei brand intervistati mette in evidenza gli impatti ambientali delle operazioni a valle della filiera, essi non mostrano questi dati a livello di tutta la catena di approvvigionamento, dove si verificano circa l’80% delle emissioni. Altra questione importante, riguarda il fatto che quasi tutti i brand (99%) non rilevano il numero di lavoratori a cui non viene garantito un salario sufficiente per vivere nel proprio Paese. Si tratta, in particolare, di persone provenienti da Bangladesh, India, Cina e Indonesia che sono occupate nella fase di manodopera.
Cosa si può fare, allora, per evitare di alimentare un tale sistema e raggiungere un grado più elevato di trasparenza? Come prima cosa, ci deve essere un reciproco impegno tra il consumatore e l’azienda: ciò che può fare il primo è effettuare un acquisto più consapevole sulla base delle caratteristiche del prodotto in questione, mentre spetta al secondo provvedere a comunicare tali informazioni. Per facilitare questo interscambio, risulta efficace adottare un sistema di tracciabilità delle varie fasi produttive basato sull’utilizzo della blockchain (qui il nostro articolo a riguardo) che può garantire maggiore chiarezza ad ogni livello della catena di produzione fino al consumatore finale. L’Onu stessa è pronta a promuovere una forma di tracciamento da utilizzare come modello per tutte le imprese. (cfr. A global call for full supply chain transparency in the clothing sector).
Ulteriore strumento importante che si sta sviluppando è il così detto passaporto digitale messo a punto da Federico Marchetti (fondatore di Ynap) che, durante il G20 di Roma, insieme ad altri componenti della Fashion Taskforce, ha presentato la nuova iniziativa con lo scopo di fornire al cliente la storia del prodotto che si acquista. Si tratta di delineare in che modo i capi vengono realizzati, come sono stati distribuiti e che tipo di trattamento è stato eseguito. In tal modo, si avrà una visione più completa e veritiera di ciò che si indossa facilitando, di conseguenza, lo sviluppo di un’economia più sostenibile. Similmente, la Responsible Business Coalition, Accenture e Vogue, sta sperimentando l’introduzione di un logo digitale nei siti web da poter poi essere applicato anche sulle etichette stesse dei prodotti fisici che mostra, cliccandoci sopra i criteri ambientali o etici che l’indumento soddisfa (cfr. Impact Index, Vogue).
Se da una parte, come afferma lo studio condotto dal Global Luxury Brands Survey Report, il 70% dei brand analizzati prevede di migliorare i profitti nei prossimi due anni, è bene tenere presente che oltre alle entrate, un fattore determinante sarà rappresentato proprio dal grado di trasparenza aziendale riguardante le politiche, le pratiche e gli impatti a livello ESG (Environmental, Social and Governance).