In Veneto i brand del lusso studiano la Blockchain 3.0

In Veneto i brand del lusso studiano la Blockchain 3.0

In principio era Bitcoin. Ma da allora la tecnologia blockchain ha fatto passi da gigante: nel giro di pochi anni i suoi ambiti applicativi si sono moltiplicati, sono nate blockchain 2.0 come Ethereum, hanno preso forma numerose startup investendo sulle infinite possibilità di utilizzo di tale innovazione.

E il mercato del fashion & luxury non è rimasto a guardare, ma ha seguito con grande interesse lo sviluppo di nuove applicazioni e ha già cominciato a sviluppare proposte, ad investire in progetti per lo sfruttamento della blockchain come supporto per tracciabilità, pagamenti, gestione della supply-chain e metodologie anti-contraffazione. E’ di solo pochi mesi fa la creazione di “Aura Blockchain”, uno sforzo collettivo dei gruppi Prada, LVMH e Cartier che promuove l’utilizzo di una soluzione globale per garantire ai consumatori maggiore trasparenza e tracciabilità. Altri attori si stanno oggi muovendo sul mercato nel tentativo di implementare soluzioni ancora più avanzate, basate sulla blockchain 3.0. Presso i brand presenti in Veneto è questo oggi il vero dibattito.

Se ne è parlato in occasione del Digital Meet 2021 lo scorso 20 ottobre, in un incontro intitolato “La blockchain per la creazione di valore nel mondo del fashion”: un evento unconference nel quale un panel di autorevoli esperti dell’industria della moda e delle tecnologie digitali ha affrontato l’argomento guidato dal pubblico in modalità interattiva, rilevando grandissimo interesse tra i presenti – anche virtualmente – e ponendo le basi per la creazione di un consorzio internazionale per realizzare una struttura blockchain 3.0 a servizio delle imprese del fashion.

Rivedi il video dell’evento su Youtube!

 

Ospiti dell’incontro sono stati Tito Simone, ex manager di Tom Ford, consulente D2squared e Christian Louboutin e Andrea Pagnoncelli manager di Bottega Veneta, intervenuti per fornire il loro punto di vista lato moda; Enrico Talin di Commerc.io, guru veneto della blockchain e Massimiliano Losego dell’agenzia digitale padovana Atman, nonché presidente di TSI Confcommercio giovani, in qualità di esperti di nuove tecnologie. L’evento, tenutosi a Padova presso la sala conferenze di Talent Garden e visibile anche in streaming, è stato moderato da Walter Macorig di MAS Management Network, società di consulenza che si occupa di progetti di innovazione strategici per i grandi brand del fashion.

Blockchain 3.0, dunque. Ma di cosa si tratta? Secondo Enrico Talin si può sintetizzare come “l’internet dello scambio del valore”. Con blockchain in generale si intende un database condiviso che memorizza dati in forma sicura, creando un contesto di fiducia fra attori sconosciuti mediante una struttura decentralizzata costituita da milioni di pc e server sparsi nel mondo e collegati in rete. Ogni transazione in tale scenario è crittografata, autorizzata e verificata da utenti multipli, nonché tracciata temporalmente. Blockchain 2.0 risolve numerosi problemi di prestazioni generati dalla decentralizzazione spinta, tipica dei Bitcoin, a discapito però di quest’ultima. Blockchain 3.0, grazie a meccanismi alternativi come sidechain e cross-chain, esprime ad oggi tutti i vantaggi delle precedenti versioni oltre ad essere energeticamente efficientissima – il consumo di risorse di calcolo dei Bitcoin sarà presto solo un lontano ricordo.

Questa è la strada da seguire affinché il sistema moda del Veneto non perda il treno, già in partenza, dell’innovazione digitale. Blockchain sarà infatti molto presto imprescindibile per la gestione avanzata di metodi anti-frode e anti-contraffazione, di tracciabilità completa di filiera (la cosiddetta e-delivery), di iniziative mirate di welfare aziendale, di controllo dei big data derivanti dai comportamenti del consumatore, di valutazione qualitativa delle informazioni, di sostenibilità ambientale quantificata, di trasferimento di diritti digitali oltre che di denaro.

Altri contatti:

www.digitalmeet.it

www.atman.it

www.fondazionecomunica.org

 

B20 e futuro digitale

B20 e futuro digitale

“Reshape the future: include, share, act” è l’ambizioso messaggio lanciato dal Business 20 (B20), stabilito nel 2010. Questo forum ufficiale, emanazione del G20 e rappresentante la comunità del business globale, agisce per indicare piani d’azione per la crescita globale e lo sviluppo sostenibile. Il B20 ha deciso di accogliere a braccia aperte le diverse sfide che accompagnano i nostri tempi, dalla Digital Transformation al mercato del lavoro passando per le sfide del riscaldamento globale e le risposte alle emergenze internazionali, tra cui ad esempio il COVID-19.

Uno dei pilastri del forum è l’innovazione tecnologica, che abbraccia tutte le sfere della quotidianità e ha il potenziale per influenzare positivamente la crescita sostenibile globale nel futuro. La principale forza motrice di questo studio è la cosiddetta azienda del futuro, ovvero una nuova realtà che fa dell’automatizzazione dei processi industriali la propria spina dorsale. La smart factory riesce a coniugare esperienze, interazioni, automazione e processi digitali per la creazione di un ecosistema dove persone, prodotti, servizi e fabbrica risultino interconnessi tra loro.

La Digital Transformation rappresenta al tempo stesso il fulcro e il motore di questo cammino di innovazione tecnologica e digitale. Per compiere questo “salto nel futuro” è necessario ripensare il proprio mindset manageriale in termini di organizzazione aziendale, processi e infrastrutture. Così l’impresa sviluppa modelli del tutto nuovi che permettono ampia condivisione delle informazioni e la capacità di creare un nuovo tessuto di dati e informazioni interconnessi tra loro.

Il tema della digitalizzazione cresce a pari passo con il tema Sostenibilità e le sue varie sfaccettature. Lo sviluppo a braccetto di queste due tematiche è stata la chiave la volta del grande successo rappresentato dall’approvazione del Piano Next Generation UE che rappresenterà il pilastro della grande sfida della transizione ecologica e digitale che ci attende nei prossimi anni. Di convesso questi principi hanno esercitato una forte influenza nella redazione del Piano Nazione di Ripresa e Resilienza (PNRR) che ha l’obiettivo di accelerare i processi di transizione e modernizzazione del tessuto produttivo e ridurre i divari che ostacolano lo sviluppo omogeneo del Paese.

In questo scenario la task force guidata dall’Italia ha evidenziato un trend di crescita in specifiche aree afferenti al mondo dell’Industria 4.0, quali Big Data, Intelligenza Artificiale (AI) e l’Internet of Things (IoT) sottolineando come il 60% della crescita globale sarà trainata dal digitale entro il 2022. Questo pone maggiore importanza sul lavoro del B20, ora maggiormente concentrato sullo sviluppo delle competenze digitali per le PMI e la replicabilità e scalabilità nelle diverse geografie rappresentate dal gruppo di lavoro, utili a creare un’eredità fruibile per l’innovazione del futuro.

Il grande lavoro portato avanti si è esplicitato questo anno con la pubblicazione della “Digital Use Cases Library” che verrà presentata nell’evento conclusivo di Roma del 7 e 8 Ottobre.  La pubblicazione segna una decisa svolta per la diffusione dell’innovazione e dei pilastri di Industria 4.0 perché presenta più di 80 casi studio di innovazioni tecnologiche che coinvolgono più 20 organizzazioni afferenti a svariati settori industriali impegnati nella ricerca e sviluppo di nuove soluzioni.

Il processo di digitalizzazione è un caposaldo imprescindibile per le aziende che vogliono restare competitive sul mercato e al contempo innovare prodotti e processi aziendali adottando nuove strategie e una rinnovata mentalità manageriale. Le opportunità di investimento sono molteplici grazie agli sforzi profusi nel Piano Next Generation UE. Noi di Mas Management Network abbiamo una grande esperienza nel mondo Industria 4.0 e nell’accompagnamento alla transizione digitale delle imprese. Offriamo supporto omnicomprensivo alle aziende che vogliono cimentarsi nelle sfide del futuro ed implementiamo piani di crescita contrassegnati dall’innovazione digitale e tecnologica.

Gli incentivi per l’innovazione digitale 4.0

Gli incentivi per l’innovazione digitale 4.0

PANORAMICA GENERALE

“Industria 4.0” rappresenta la quarta rivoluzione industriale, caratterizzata dall’obiettivo di una produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. Questo nuovo paradigma avrà un impatto profondo nell’ambito di quattro principali matrici di sviluppo: la prima riguarda l’utilizzo dei dati, specificatamente la centralizzazione e conservazione delle informazioni, che si declina in big data, Internet of Things (IoT), machine-to-machine interaction e cloud computing. La seconda riguarda il settore analytics, ovvero la capacità di ricavare valore dai dati raccolti, che si sviluppa poi in “machine learning”. La terza direttrice di sviluppo è l’interazione uomo-macchina, come rappresentato dalla realtà aumentata. Infine c’è il settore che si occupa delle tecnologie abilitanti il passaggio dal digitale al reale, come la manifattura additiva, la stampa 3D e la robotica, con l’obiettivo di razionalizzare i costi e ottimizzare le prestazioni.

L’innovazione digitale è un concetto così ampio e trasversale da toccare tutte le matrici di sviluppo della quarta rivoluzione industriale. Essa è al centro di tutti quei cambiamenti tecnologici, organizzativi, sociali e creativi che migliorano la vita di tutti i giorni. Questi processi son identificabili nel concetto di digital transformation che impatta non solo sulle tecnologie ma anche su modelli organizzativi e di business delle imprese e del lavoro. L’innovazione digitale può rappresentare una leva fondamentale nel raggiungimento di tre obiettivi cruciali: accelerare la crescita economica grazie all’aumento di produttività e competitività delle imprese; agevolare lo sviluppo sostenibile grazie a una riduzione degli sprechi e del consumo di risorse; ridurre le disuguaglianze e le situazioni di fragilità creando più sicure condizioni lavorative e nuove opportunità di ingresso nel mercato del lavoro. (more…)

Industria 4.0 e bonus formazione

Industria 4.0 e bonus formazione

Il nuovo Piano Nazionale “Transizione 4.0” elaborato dal governo, che consiste in una manovra da circa 24 miliardi di euro per incentivi strutturali a favore delle imprese, si pone gli obiettivi fondamentali di stimolare gli investimenti privati ed offrire benefici fiscali per l’innovazione, con misure che avranno effetto fino a giugno 2023. Industria 4.0 rappresenta infatti il processo scaturito dalla quarta rivoluzione industriale che si pone l’obiettivo di una produzione del tutto automatizzata e interconnessa. Questo nuovo paradigma industriale offre la possibilità di introdurre nelle aziende un radicale rinnovamento dei processi finalizzato a modificare anche i comportamenti e le abitudini delle persone, realizzando perciò una rivoluzione a tutto tondo.

L’aspetto umano non dev’essere quindi tralasciato, ma accompagnare l’innovazione tecnologica. Per questa ragione, tra le nuove misure introdotte spicca il credito d’imposta per la “Formazione 4.0”, ovvero una misura di sostegno alle imprese nel processo di trasformazione tecnologica e digitale per la creazione ed il consolidamento di conoscenze e competenze nelle tecnologie abilitanti necessarie a realizzare il paradigma 4.0. I beneficiari delle attività formative sono il personale addetto ai reparti vendite, marketing, informatica e produzione, mentre le tematiche che andranno approfondite sono coerenti con gli obiettivi di digitalizzazione e sviluppo del modello smart factory. Le attività erogate dovranno seguire le conoscenze afferenti al Piano Nazionale “Transizione 4.0”, quali:

  • big data e analisi dei dati,
  • cloud e fog computing,
  • cyber security,
  • sistemi cyber-fisici,
  • prototipazione rapida,
  • sistemi di visualizzazione e realtà aumentata,
  • robotica avanzata e collaborativa,
  • interfaccia uomo macchina,
  • manifattura additiva,
  • Internet of Things (IoT)
  • integrazione digitale dei processi aziendali.

Il credito d’imposta è riconosciuto come percentuale delle spese ammissibili (fino al 50%) e un massimale di spesa che può arrivare fino a 300.000€, a seconda della dimensione dell’impresa. Le spese ammissibili all’agevolazione sono diverse e includono:

  • spese di personale relative ai formatori coinvolti,
  • spese di personale relative ai partecipanti alla formazione,
  • costi di esercizio,
  • costi dei servizi di consulenza.

Il vantaggio principale di questa misura è la possibilità di creare valore mediante la crescita del capitale umano impiegato in azienda. Attraverso un’attenta pianificazione delle attività formative il personale incrementerà il proprio know-how portando un reale vantaggio all’azienda, che potrà avvalersi di nuove tecnologie e strategie lavorative. Dare ai propri collaboratori la possibilità di formarsi ed evolversi nel proprio lavoro è una delle principali leve di successo per le aziende.

Le imprese che intendono usufruire del credito d’imposta per “Formazione 4.0” sono tenute a produrre documentazione puntuale delle attività svolte, compresa una relazione illustrativa di contenuti e modalità di erogazione delle attività formative, la quale andrà asseverata già dal 2021. Su questo aspetto noi di MAS Management Network  siamo al supporto delle aziende che devono costruire o relazionare i loro progetti di formazione.

Il rinnovato approccio Omnichannel nella customer journey

Il rinnovato approccio Omnichannel nella customer journey

La strategia Omnichannel è definita dai più come “la gestione sinergica dei vari punti di contatto (o touchpoint) e canali di interazione tra azienda e consumatore per ottimizzare l’esperienza del consumatore”. La rinnovata attenzione a un approccio di marketing omnicanale deriva da un processo di evoluzione: la rivoluzione digitale ancora in corso, coadiuvata dall’esplosione delle piattaforme social, ha innescato una crescita e conseguente modifica di preferenze e bisogni del compratore. Il cliente non è più fruitore passivo di informazioni da parte dell’azienda ma è diventato multitasking e interattivo; non si accontenta più del singolo atto di acquisto ma è alla ricerca di un’esperienza totalizzante mediata attraverso diversi canali.

L’emergenza Covid-19 ha impresso una forte spinta alla digitalizzazione delle imprese e alla ricerca di nuove metodologie e campagne di coinvolgimento del consumatore. La crescita dell’e-Commerce ha fornito ampio spazio all’innovazione tecnologica e di processo nel mondo del retail facilitando la sperimentazione di nuove soluzioni nel rapporto tra consumatore e brand. In questo scenario socio-economico di continui stravolgimenti del paradigma del processo di vendita caratterizzato da un consumatore ubiquo, iperstimolato e ben informato si è fatta strada l’affermazione dell’importanza delle strategie di customer engagement che ridisegnino un’esperienza d’acquisto integrata ed appagante.

Nella definizione di customer engagement è importante sottolineare l’approccio proattivo e creativo del consumatore nella co-creazione di esperienze d’acquisto e il tipo di relazione intessuta con il marchio che varia a seconda delle preferenze e del tipo di servizio o prodotto che si offre. Nel marketing omnicanale le “interazioni brand-consumatore investono la sfera cognitiva, emotiva e comportamentale” (cfr. Marketing Esperienziale. Come sviluppare l’esperienza di consumo, FrancoAngeli, 2018). Così si incoraggia un processo di fidelizzazione incidendo sulla routine quotidiana dell’utente, laddove egli condivide mission e vision aziendale e tende ad essere collaborativo, agendo come una sorta di brand ambassador.

La strategia omnicanale integra i touchpoint fisici (negozio, assistenza clienti…) e digitali (e-commerce, app..) creando una soluzione fluida, interconnessa e piacevole per il consumatore. Per supportare questo processo risulta fondamentale investire tempo e risorse nell’elaborazione in tempo reale della mole elevata dei dati. Il CRM marketing risulta una scelta vincente perché permette “un ritorno sugli investimenti in media di 8,71 dollari per ciascun dollaro speso, valore più che triplicato per CRM fruito in cloud” (cfr. Nucleus Research). Il CRM marketing facilita la comunicazione con il cliente su più canali (Whatsapp, bot, Messenger) e opera un tracciamento della customer journey, dall’anagrafica alle interazioni, così da intercettare efficacemente l’evoluzione e i cambiamenti delle preferenze del cliente.

In definitiva i principali vantaggi di una strategia Omnichannel sono:

  • Massimizzazione della customer loyalty.
  • Ottimizzazione dell’esperienza di vendita.
  • Integrazione di ordini e disponibilità tra i vari canali.
  • Miglioramento della reputazione del brand.
  • Marketing personalizzato su misura dell’utente.
Stress da lavoro: Covid-19 e produttività aziendale

Stress da lavoro: Covid-19 e produttività aziendale

STRESS LAVORO-CORRELATO E PRODUTTIVITA’ AZIENDALE

Lo stress viene concepito come la risposta psicofisica ad una quantità di compiti emotivi, cognitivi o sociali percepiti dalla persona come eccessivi. Trasferendo il concetto generale agli ambienti di lavoro si può definire quindi lo stress lavoro-correlato come la percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste [cfr. “European Agency for Safety and Health at Work]. Fino ad un certo livello lo stress può avere effetti positivi sul nostro organismo, consentendoci di reagire in modo efficace ed efficiente agli stimoli esterni e di innescare un’adeguata soglia di attenzione; uno stress prolungato però può diventare fonte di rischio per la salute, sia di tipo psicologico che fisico, riducendo l’efficienza sul lavoro.

Tra le conseguenze tipiche dello stress lavoro-correlato vi sono:

  • incremento dei fenomeni di assenteismo;
  • aumento del turnover non fisiologico;
  • minore retention dei collaboratori;
  • aumento di incidenti e infortuni;
  • bassa produttività;
  • declino nella qualità dei prodotti e del servizio;
  • mancanza di predisposizione all’innovazione;
  • resistenza al cambiamento;
  • ridotta immagine sociale dell’organizzazione.

Una conseguenza importante da tenere in considerazione nella valutazione del rischio stress da lavoro correlato è la mancanza di coinvolgimento. Se un ambiente sfidante con una cultura aziendale basata sul timore può, almeno in un primo momento, motivare le persone a dare il meglio, alla lunga l’engagement viene meno. Il coinvolgimento del collaboratore è strettamente legato all’apprezzamento, alla fiducia, al rispetto e al supporto che l’azienda e il manager sono capaci di dimostrare e rappresenta uno dei principali motori della sua produttività.

Sono molti i costi dovuti alla mancanza di engagement. Secondo gli studi condotti da Gallup Organization, i dipendenti non coinvolti registrano un tasso di assenteismo più alto del 37% e commettono il 60% di errori in più. A livello organizzativo, tutto ciò si traduce in minore produttività e minore fatturato. In aggiunta, lo stress nell’ambiente di lavoro porta ad un aumento del turnover di quasi il 50% con conseguenti gravi costi all’azienda. Appare dunque fondamentale per le aziende la capacità di riconoscere e prevenire i segnali di stress nel luogo di lavoro in modo tale da costruire un clima e una cultura positivi. Con l’approvazione del D.lgs. n. 81/2008 il legislatore ha introdotto l’obbligo di valutazione dello stress lavoro-correlato (art. 28, comma 1-bis) tra gli adempimenti a carico del datore di lavoro.

CAUSE DELLO STRESS LAVORO-CORRELATO

Le cause principali dello stress in azienda derivano quasi sempre da una gestione scorretta del personale. Tra le cause principali dello stress in azienda si individuano:

  • Eccesso di competitività tra singoli dipendenti e tra reparti;
  • Mancato coinvolgimento dei dipendenti nel raggiungimento degli obiettivi aziendali;
  • Scarsa valorizzazione delle risorse e degli obiettivi raggiunti dai singoli dipendenti e dai team di lavoro;
  • Disorganizzazione e confusione nella gestione quotidiana dei carichi di lavoro in azienda.

Tutte queste circostanze, se reiterate nel tempo, portano i dipendenti a sperimentare una situazione di disagio e frustrazione che andrà ad incidere sulla loro motivazione abbassando la produttività e infine ripercuotendosi negativamente sul fatturato dell’intera azienda.

STRESS LAVORO-CORRELATO E COVID-19

L’emergenza pandemica correlata alla diffusione del Covid-19 ha favorito l’aumento dei casi di stress, ansia e depressione, dato che le recenti disposizioni volte al contenimento e alla gestione dell’emergenza epidemiologica in atto hanno condotto molte aziende ad una forzata “sospensione o rimodulazione dell’attività lavorativa”. Alcuni lavoratori, ad esempio, si sono trovati di fronte ad uno stop forzato dell’attività e al contestuale ricorso agli ammortizzatori sociali (ove presenti). Lo smart-working ha consentito da un lato una maggiore continuità lavorativa, ma dall’altro ne ha spesso stravolte le modalità. La prosecuzione delle attività in alcuni settori essenziali (nonostante la percezione di un alto rischio) ha obbligato molti a dover adattarsi a nuovi orari, turni ecc.

Dare spazio agli aspetti emotivi e psicologici dei lavoratori può consentire ai datori di lavoro di individuare azioni strategiche di prevenzione al fine di contenere e gestire un eventuale disagio individuale e lavorativo. Ad esempio alcune aziende si sono attivate per avviare uno sportello d’ascolto, migliorare la comunicazione e la gestione dei lavoratori in smart working, offrire coaching ai responsabili e richiedere un supporto al cambiamento.