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Web Marketing Manager & Digital Strategist: la bibbia delle nuove professioni Web

web marketing - libro(A cura di Mariano Diotto – Dario Flaccovio Editore, Palermo – Giugno 2017)

Questo volume, intitolato “Web Marketing Manager & Digital Strategist“, è il primo manuale italiano, scritto da docenti universitari che sono anche professionisti del mondo web, che delinea le competenze e le professionalità richieste alle figure di web marketing manager & digitai strategist. L’esperienza e l’alta preparazione dell’autore e dei contributori, l’assiduo contatto con le grandi aziende italiane hanno portato alla nascita di questa bibbia delle nuove professioni web. Nel volume si possono trovare tutte le competenze e abilità richieste a queste figure professionali, e le modalità di formazione e di conoscenze necessarie per specializzarsi in questo settore e ottenere successo.

Circa 10 anni fa il mondo del lavoro è stato invaso da una nuova epidemia che colpiva tutti i responsabili marketing e creativi delle aziende. L’epidemia si chiamava: web marketing manager! Qualsiasi preparazione precedente veniva cancellata per esaltare questo nuovo approccio. Tutti diventavano magicamente esperti e si vendevano come guru, specialist, fondatori di metodi innovativi. Ma le competenze e le qualità richieste dove venivano apprese? Il fai da te del web marketing è iniziato così: selvaggiamente. Ancor oggi viviamo di questo pressappochismo che porta le aziende a non fidarsi più dei professionisti del settore e a diffidare degli esperti last minute.

walter macorig

A questo volume ha partecipato, tra gli altri, Walter Macorig di MAS, contribuendo con la stesura di un capitolo (il dodicesimo) intitolato “Il nuovo marketing di internet: integrazione di strategie e strumenti per la creazione di valore”, incentrato non solo sulla teoria della creazione del valore con il web-marketing, ma anche sull’approccio operativo e sugli strumenti attualmente disponibili a coloro che operano nella Rete.

Nuovi finanziamenti alle imprese venete su R&S e riposizionamento competitivo

Bandi Regione VenetoSi apre una grande possibilità di finanziamento per le attività di ricerca e sviluppo e di riposizionamento competitivo per le imprese del Veneto: è stato infatti appena pubblicato nel sito della Regione un nuovo bando diretto alle aggregazioni di imprese.

Il finanziamento, la cui dotazione totale ammonta a più di 10 milioni di euro, intende incentivare la collaborazione tra imprese e soggetti della ricerca al fine di promuovere, mediante forme aggregative, la tutela, la valorizzazione, lo sviluppo e la diffusione della ricerca applicata al sistema produttivo nonché sostenere il riposizionamento competitivo delle imprese, la capacità di adattamento al mercato e l’attrattività per potenziali investitori.

Il bando è focalizzato sulle attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, sull’innovazione di processo e sul riposizionamento competitivo di aggregazioni di imprese (contratti di rete, associazioni temporanee ecc.) come previsto dal Piano Strategico Regionale per la ricerca scientifica e l’innovazione, in linea con le direttive per lo sviluppo tecnologico di Industria 4.0. Il contributo a fondo perduto ammonta al 50% della spesa, ma ancor più interessante è che sono sovvenzionabili sino al 70% anche le spese relative al personale dipendente.

Da sempre MAS si occupa di affiancare le imprese per la partecipazione ai bandi nonché per lo sviluppo di progetti di innovazione e R&S, coordinando tutte le attività inerenti, dalla presentazione dei requisiti alla realizzazione dei lavori.

L’opportunità è davvero sostanziale: se siete un’impresa interessata non esitate a contattarci.

L’importanza del Sistema Informativo integrato per le PMI del calzaturiero

Sistema Informativo integratoUno dei cruciali punti di partenza da cui prende le mosse il volume di recente uscita intitolato “Sistema informativo integrato: un modello semplificato per PMI del settore calzaturiero” (Maria Silvia Avi, Gianmaria Salvato – G. Giappichelli Editore, Torino – Marzo 2017) è la valutazione dell’importanza di un Sistema Informativo integrato per il controllo di gestione nelle PMI della calzatura.

Se in passato una buona parte della gestione ordinaria poteva essere affidata ad elementi di natura “emotiva” o “intuitiva” della dirigenza aziendale, ormai da tempo, e conseguentemente a mutate condizioni di mercato analizzate preventivamente nel volume, si è fatta strada la convinzione che il supporto di ogni decisione manageriale debba necessariamente risiedere in una serie di dati ed informazioni dotata delle dovute basi teoriche economico-finanziarie. Oggi le caratteristiche dimensionali delle imprese manifatturiere della calzatura (in genere piccole o medie) non sono più un elemento di attrito all’implementazione di un Sistema Informativo utile ai fini gestionali, anzi il consolidamento della “filiera lunga” dei distretti produttivi (dove le aziende, ubicate in un territorio circoscritto, si specializzano in una o più fasi del processo di produzione ed hanno perciò la necessità strutturale di creare un sistema integrato) spinge verso l’adozione di strumenti più sofisticati per il controllo di gestione. A questo elemento vanno a sommarsi ulteriori caratteristiche peculiari del settore calzaturiero (stagionalità, canali distributivi, rapporti di sub-fornitura ecc.) che esercitano un’influenza determinante sulla struttura economico-finanziaria e patrimoniale dell’impresa, donde la crescente importanza di dotarsi di sistemi che consentono di governare al meglio le dinamiche interne ed esterne alle aziende.

Distretto calzaturieroIl Sistema Informativo deve pertanto rappresentare la base fondante da cui trarre elementi di conoscenza che permettano di massimizzare efficacia ed efficienza gestionale, espressa in termini sia finanziari che reddituali (indipendentemente da considerazioni di natura “dimensionale” dell’impresa). Il bacino informativo, “costituito dall’insieme degli elementi di conoscenza finanziari, reddituali, analitici e/o sintetici la cui gestione consente di assumere decisioni consapevoli, diviene, in questa ottica, un vero e proprio cruscotto indispensabile per il proficuo svolgimento della gestione aziendale (Ibid., cap. 1, pag. 19). Ciò anche in considerazione dell’organizzazione tipica delle realtà calzaturiere, strutturate per funzioni o aree aziendali corrispondenti a specifiche competenze tecniche nelle attività di produzione e non (tipicamente: progettazione, modelleria, industrializzazione; acquisti; programmazione della produzione; taglio, preparazione, orlatura, montaggio, finissaggio; magazzino e logistica; gestione laboratori esterni; amministrazione e finanza; commerciale; controllo qualità).

Libro Avi-Salvato copertinaIl volume analizza anche le caratteristiche fondamentali che un buon Sistema Informativo per le PMI deve possedere:

  1. esaustività e completezza delle informazioni
  2. analiticità dei dati e congruenza dei macro-aggregati di dati
  3. eliminazione di ogni dato non utile
  4. separazione di dati fiscali e valori gestionali
  5. presenza anche di informazioni socio-ambientali
  6. integrazione, assoluta e totale, di tutti i dati del Sistema Informativo

Queste sono, a grandi linee, le basi teoriche da cui il libro, di recente pubblicazione, parte, per poi addentrarsi nelle specifiche modalità per l’applicazione di un modello semplificato (e il confronto con modelli più complessi ed evoluti) per le PMI del settore calzaturiero. Si rimanda alla lettura del volume medesimo l’approfondimento di questi ultimi argomenti.

Sistema informativo integrato: un modello semplificato per PMI del settore calzaturiero

Libro Avi-Salvato copertina(Maria Silvia Avi, Gianmaria Salvato – G. Giappichelli Editore, Torino – Marzo 2017)

L’idea di questo lavoro “Sistema informativo integrato: un modello semplificato per PMI del settore calzaturiero”, prodromico ad un secondo volume, è nata dall’osservazione della realtà imprenditoriale del settore calzaturiero che, in questi ultimi anni, ha subito profonde trasformazioni che hanno dato vita a nuove modalità di produzione e, di conseguenza, a nuove modalità di gestione dell’impresa.

Questo primo volume vuol calare nel settore della calzatura princìpi e strumenti di controllo in forma semplificata, avviando un profondo cambiamento che, ancor prima d’essere organizzativo e strutturale, è di cultura aziendale, e può orientare le imprese del settore calzaturiero al controllo di gestione.

Il testo offre strumenti pratici per comprendere la situazione finanziaria, patrimoniale e reddituale, per determinare il costo del prodotto con la metodologia Activity Based Costing e per predisporre in modo efficace un business plan come strumento di gestione interna e di informazione verso le banche ed i finanziatori.

Gli autori:

Maria Silvia AviMARIA SILVIA AVI – Professore ordinario di Economia Aziendale presso il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia. È impegnata in attività di ricerca nel campo della gestione aziendale, del bilancio di esercizio, delle rilevazioni contabili e del controllo di gestione. È dottore commercialista e revisore contabile. Le numerose pubblicazioni prodotte negli ultimi anni vertono, in particolare, sul controllo di gestione delle piccole e grandi imprese, sugli aspetti contabili e giuridici del bilancio, sull’invalidità del bilancio di esercizio e sul suo utilizzo come strumento di gestione e informazione interna ed esterna all’azienda.

Gianmaria SalvatoGIANMARIA SALVATO – Consulente direzionale presso MAS MANAGEMENT NETWORK, si occupa di finanza aziendale, controllo di gestione, progettazione e rendicontazione di bandi per finanziamenti e contributi a fondo perduto prevalentemente per PMI. Collabora con il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e con il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università degli Studi di Padova. Svolge inoltre attività di docenza presso corsi master tenuti da diversi enti di formazione.

Creare valore con Industria 4.0 e beneficiare degli aiuti di stato

Pochi giorni fa il ministero delle attività produttive MISE ha inviato una PEC a tutte le imprese italiane. Oggetto: il tema del momento, ovvero “Industria 4.0”.

industria 4.0Il ministero riepiloga l’importante “Piano Nazionale Industria 4.0” elaborato dai nostri legislatori – ed in concerto con paesi come la Germania – relativo ad un piano di sviluppo strategico del nostro paese basato sulla digitalizzazione spinta della manifattura e dei prodotti per creare nuovo valore e competitività per le imprese, una formula condivisa dai principali economisti mondiali.

Si tratta di introdurre in azienda e nel proprio prodotto nuove tecnologie digitali ed informatiche per migliorare i propri processi produttivi ed per potenziare il servizio al cliente, nell’ottica di dotarsi delle infrastrutture IT che permettano di stare al passo con la rivoluzione dei Big Data e cominciare a sfruttarne le potenzialità.

miseE’ una sfida non semplice e che richiede importanti investimenti. Su questo sono stati stanziati dal governo importanti aiuti di stato che concretamente portano risorse finanziarie alle imprese. L’ e-mail del ministero elenca tutti gli strumenti: superammortamento/iperammortamento, credito d’imposta R&S, patent box

Ovviamente bisogna avere le idee chiare e bisogna approcciare tali strumenti in maniera adeguata. Noi di MAS da sempre ci occupiamo di innovazione ed abbiamo forti competenze nell’ambito digitale. Ci occupiamo anche di supportare le imprese nel reperimento delle risorse per sostenere i programmi di miglioramento.

Abbiamo recentemente messo a punto una metodolgia per l’approccio rapido e concreto ai temi di Industria 4.0 che abbiamo chiamato “Industria 4.0 Quick Forward”.

big dataCi mettiamo a disposizione degli imprenditori e manager per mettere a punto programmi di miglioramento in modo molto veloce e pragmatico. Siamo altresì attivi nel supporto alle imprese al fine di potersi avvantaggiare delle nuove misure messe in atto dal governo e quindi per ottenere risorse finanziarie a sostegno dei progetti di miglioramento.

Rimaniamo dunque a disposizione degli interessati per organizzare incontri di approfondimento sul tema di Industria 4.0.

Come l’Automazione cambierà il settore del Fashion

Industria 4.0E’ datato gennaio 2017 il più recente studio sul potenziale e sugli effetti dell’Automazione nel mondo del lavoro a livello globale: i risultati dell’analisi compiuta dal McKinsey Global Institute interessano in particolare i settori coinvolti dalla rivoluzione chiamata Industria 4.0, compreso naturalmente il comparto Moda.

Cosa ci dicono i risultati di questo studio? In generale, gli analisti di McKinsey sostengono che entro quarant’anni la metà delle mansioni, a livello mondiale, sarà completamente automatizzata, ovverosia che tali mansioni verranno svolte da macchine (computer, robot e intelligenza artificiale). L’Italia rientra ad oggi perfettamente, da questo punto di vista, nella media relativemente al potenziale di automazione, che risulta essere proprio del 50%, leggermente superiore ma non troppo distante a quello dei principali paesi occidentali (Germania 48%, Francia 43%, Stati Uniti 46%) i quali probabilmente sono qualche passo avanti a noi nel processo di rinnovamento industriale.

Se la preoccupazione più naturale è quella di una perdita occupazionale in termini assoluti, i dati vanno analizzati nella loro complessità: non si tratterà infatti di una scomparsa di determinati lavori poiché pochissimi di essi risultano completamente automatizzabili; piuttosto l’automazione prenderà piede su certi tipi di attività, comportando la trasformazione in senso tecnologico e la ridefinizione dei metodi di lavoro e delle mansioni. Ciò accadrà maggiormente per attività come il lavoro manuale ripetitivo e predittibile, ma anche per attività di più alto livello come la raccolta e l’elaborazione dei dati (si pensi alle tecnologie Big Data dell’Industria 4.0) nonché l’intero comparto della logistica (grazie alle nuove tecnologie, fisiche e informatiche, applicate ai trasporti e alla gestione dei magazzini). Meno suscettibili di automazioni sono invece le mansioni ad alto contenuto creativo, intellettivo, nonché le professionalità di tipo organizzativo e gestionale. Senza contare l’aumento di tutte le attività IT collegate, anche in termini occupazionali.

SewbotE nel settore Fashion? Come fa notare un’analisi di The business of Fashion, in parte il processo di automazione è già iniziato, come testimonia la presenza di magazzini automatici e robot nei grandi centri di distribuzione. Ma non si tratta soltanto di questo, poiché la rivoluzione tecnologica è destinata ad incidere anche sulle attività di produzione (e non solo in fabbrica, ma anche e soprattutto come supporto per stilisti, disegnatori e modellisti, che avranno a disposizione sofisticati strumenti software, dalla prototipia 3D ai database interconnessi in cloud) e su tutte quelle mansioni che si basano sulla manipolazione di dati, dal marketing alle vendite. Già si parla di “sewbots”, macchine cucitrici automatiche per la produzione on-demand, oppure di esperienze di vendita al dettaglio coadiuvate dalla realtà aumentata (AR = augmented reality) che cambierà radicalmente l’esperienza del compratore retail, oppure ancora di attività di marketing automatizzate grazie all’utilizzo di algoritmi che elaboreranno informazioni provenienti dall’immenso bacino dei Big Data.

AR in retailA supporto di tutto questo, naturalmente, le imprese saranno tenute ad investire sulle infrastrutture informatiche e tecnologiche, nonché sulle piattaforme manageriali che sono condizione indispensabile per l’innovazione. Due sono infatti i punti cardine da tenere in considerazione per sfruttare le potenzialità a livello di automazione di quella che, a torto o a ragione, è chiamata “quarta rivoluzione industriale”: primo, un paradigma allargato delle attività di Ricerca & Sviluppo, da orientare con lungimiranza verso l’interconnessione totale, la realtà aumentata e la gestione di archivi digitali e Big Data; secondo, una piattaforma gestionale fatta di manager ed esperti di nuove tecnologie e metodologie, convinti nell’accettare la sfida del futuro e sempre pronti ad aggiornare le loro competenze.

C’è il supporto delle istituzioni europee e nazionali, che hanno dimostrato di credere e voler investire in questo percorso. E’ necessario mettersi al lavoro da subito, se si vuole cavalcare l’onda invece di esserne travolti.

Business Planning, didattica e formazione

Business planningUn’opportunità di veder messe a frutto le competenze del consulente d’azienda in ambito formativo si è concretizzata venerdì 25 novembre, quando Gianmaria Salvato e Bruno Bonomini di MAS sono stati chiamati a far parte di una giuria tenuta a valutare i lavori di gruppo degli studenti magistrali del corso di “Economia e diritto” dell’Università di Padova. Il contest interno, parte integrante dell’esame di Pianificazione aziendale tenuto dalla prof.ssa Antonella Cugini, aveva lo scopo di mettere a confronto tre Business Plan realizzati da altrettanti team di studenti impegnati in una sorta di simulazione di nascita d’impresa.

L’attività di gruppo si è dimostrata un’istruttiva applicazione delle conoscenze e competenze acquisite precedentemente in aula, concernenti la progettazione di sistemi di pianificazione, programmazione e controllo, nonché di metodologie per la misurazione delle performance aziendali. Alla teoria si è dovuto dar seguito con un intenso teamwork finalizzato alla realizzazione di vari Business Plan; un lavoro reso particolarmente attuale ed interessante dal tema sviluppato, ossia quello dei social media dedicati agli sportivi ed alle aziende legate al mondo dello sport. Ciò ha aggiunto ulteriori difficoltà specifiche e particolarità relativamente alle analisi di mercato, alla stima dei costi e delle risorse necessarie, principalmente dovute allo scenario inconsueto di business (o quantomeno nuovo e non massivamente esplorato in letteratura) per l’operatività delle aziende virtuali immaginate dagli studenti.

bruno gianmariaSu queste basi di approfondimento didattico per nuovi scenari di business sono nati gli interventi di Bruno Bonomini, facente parte del comitato di giuria, particolarmente incentrato sull’importanza e sulle criticità della redazione di un corretto documento di Executive summary, e le valutazioni di Gianmaria Salvato in quanto parte del corpo docente dell’Università degli studi di Padova sugli elaborati finali e sulle presentazioni che gli studenti hanno tenuto per illustrare i loro lavori di business planning.

Il duplice ruolo del consulente d’impresa, come formatore e valutatore, ed il confronto tra la didattica delle teorie sul controllo di gestione e sui sistemi di pianificazione aziendale e lo scenario reale (pur declinato in questo caso nel mondo virtuale dei social media) hanno costituito da un lato la possibilità di intervenire in un dibattito aperto con i ragazzi, che sempre dimostrano di apprezzare quando i loro studi vengono integrati con esperienze dal mondo del lavoro, e dall’altro lato l’occasione di interfacciarsi ed allinearsi con il mondo dell’insegnamento.

Smart Manufacturing a Job&Orienta 2016

Bruno Bonomini a Job&Orienta 2016La 26esima edizione di Job&Orienta, svoltasi nei giorni 24-25-26 novembre 2016 in Fiera a Verona, anche quest’anno ha dedicato ampio spazio alla formazione professionale, in aggiunta ai temi della scuola, dell’orientamento e del lavoro che da sempre caratterizzano questo grande salone nazionale. Una “mostra-convegno”, come si autodefinisce, che oltre ai padiglioni in stile fieristico ha puntato su percorsi espositivi ritagliati su misura per il mondo del lavoro, dell’alta formazione, della formazione professionale e accademica, della scuola, delle nuove tecnologie e del turismo. Il tutto accompagnato da numerose conferenze ed appuntamenti culturali inaugurati, tra gli altri, dall’Assessore alle Politiche dell’Istruzione, della Formazione e del Lavoro della Regione del Veneto Elena Donazzan, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e da Flavio Tosi Sindaco di Verona.

Job&Orienta 2016 - Verona Fiere

Un piccolo spazio in questo evento se lo è ritagliato anche Bruno Bonomini di MAS, che ha avuto l’occasione di intervenire nell’ambito di una tavola rotonda organizzata giovedì 24 dalla Regione Veneto presso il proprio stand con un intervento formativo ed aperto al confronto molto apprezzato dai presenti; un dibattito incentrato sui temi caldissimi della smart manufacturing e dell’industria 4.0, moderato dal professor Alessandro Beghi del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova e con la partecipazione indispensabile di alcune aziende i cui casi di innovazione gestionale o produttiva hanno costituito il punto di partenza della discussione. Senza dimenticare l’affiancamento del Politecnico Calzaturiero della riviera del Brenta, foriero di esperienze di alta manifattura per il settore del fashion ma anche di servizi alle imprese, trasferimento tecnologico e formazione.

Si è così dato vita ad un tavolo di lavoro nel quale far convergere dapprima le testimonianze di recenti e reali applicazioni di smart manufacturing, da quelle direttamente applicate all’ambito produttivo sino alle attività collegate permesse dalle nuove tecnologie. Si è parlato dunque di sistemi integrati di controllo qualità, di gestione delle informazioni, di innovative ed integrate modalità di collezione e verifica dei dati, di analisi dei sondaggi nei nuovi media e di utilizzo dei big data nell’industria 4.0.

 

Il tutto allo scopo di raccogliere feedback e suggerimenti sulla formazione relativa a questi nuovi temi del mondo artigianale e industriale, in particolare per ciò che concerne l’offerta della Regione Veneto; senza dimenticare l’aspetto degli investimenti che stanno alla base di un rilancio della produzione,
lo stesso posto al centro dei progetti dell’attuale governo per quel che concerne l’innovazione nel Made In Italy.

Tutti questi obiettivi devono poi essere calati nella realtà del mondo produttivo e perseguiti con il lavoro in sinergia di imprese, università e regioni; sotto tale rispetto è intervenuto Bruno Bonomini per integrare il quadro complessivo con il punto di vista del consulente d’impresa e del professionista della formazione.

Sostenibilità certificata: i vantaggi della SA8000

Sviluppo sostenibileDal punto di vista dello Sviluppo sostenibile, le imprese vengono interpretate anche come istituzioni creatrici di benessere, che giocano un ruolo chiave nell’integrazione tra sistema economico, sociale e ambientale, valorizzando le relazioni non solo con i propri dipendenti e i clienti/consumatori, ma con le comunità locali, le autorità pubbliche, la società civile e l’ambiente in generale. A tal proposito è sempre più comune per l’azienda dotarsi di una certificazione per la Social Accountability, ovvero l’adozione di un sistema gestionale che possa garantire il comportamento etico dell’organizzazione, laddove per “etico” s’intende esattamente la volontà di prendersi carico di equità, vivibilità e realizzabilità di ogni processo d’impresa che voglia perciò dirsi Sostenibile. La certificazione riconosciuta in tutto il mondo, che sta riscuotendo grande successo in Italia, si chiama SA8000.

Ma, a fronte di intraprendere un percorso di certificazione, quali sono i vantaggi per l’impresa? Cerchiamo di riassumerli.

Certificazione SA8000Innanzitutto, bisogna osservare che in un mercato ormai globalizzato l’impatto d’impresa è globale. Di questo, le istituzioni nazionali e internazionali si stanno occupando da tempo, spingendo pertanto nella direzione della Sostenibilità. Lo standard SA8000 nasce da questa esigenza mondiale. Essa è entrata ormai a far parte di una cultura più ampia, trasformandosi rapidamente, dal punto di vista del business, in specifiche richieste del cliente. La certificazione, dunque, come garanzia per il cliente. Che non sempre è il consumatore finale, ma sempre più spesso è il grosso brand, il quale pretende dai suoi fornitori un alto standard. Questo standard certificato si trasferisce nel valore aggiunto del prodotto, e viene quindi preso in considerazione per valutarne la qualità. Esso può di conseguenza permettere di modificare politiche di prezzo; contemporaneamente, viene sfruttato come opportunità per attività di ricerca e sviluppo (il tema della Sostenibilità è ovviamente in sintonia con il lavoro di Università ed enti di ricerca) e favorisce percorsi di miglioramento continuo. E’ inoltre un elemento da sfruttare per campagne di comunicazione e marketing, in quanto può migliorare la reputazione d’impresa oltre Definizione di Sostenibileche rendere più appetibile il prodotto presentandolo come frutto di processi sostenibili. E’ un sistema facilmente integrabile con i più comuni sistemi di gestione Qualità, Ambiente e Sicurezza, e cautela l’azienda da responsabilità sociali. Infine la certificazione, in particolare la SA8000, risulta essere anche un’opportunità economica in quanto viatico fondamentale per la partecipazione a bandi e per l’accesso ai fondi europei, oltre che indirettamente come spinta all’efficientamento energetico e alla riduzione degli sprechi.

Questi sono, riassunti, i principali vantaggi che seguono all’adozione di una certificazione di Social Accountability. E’ abbastanza evidente come si tratti di requisiti fondamentali per qualunque impresa che operi in settori di alta qualità, dal forte impatto ambientale e sociale, con saldi legami culturali e know-how tecnologici, con clientela esigente ed attenta, con impegno costante nell’innovazione e nella ricerca.

Agile Business Day 2016

Walter Macorig di MAS all'Agile Business Day 2016Sono passati ormai alcuni anni da quando, nel lontano 2001, un think-tank di giovani manager e programmatori orientati alle nuove tecnologie nel mondo del business decise di presentare un proprio documento per promuovere innovative metodologie di lavoro: The Agile Manifesto. Da allora l’interesse per le metodologie Agile è cresciuto esponenzialmente, così come le sue svariate applicazioni nei modelli di business. Coloro che da subito si sono interessati a questo argomento (risale a più di un decennio fa la firma del manifesto da parte di Walter Macorig di MAS) ne hanno immediatamente capite le potenzialità.

Dimostrano l’attualità di questa tematica le numerose conferenze ad essa dedicate, tra cui il recente incontro “Agile Business Day” svoltosi il 17 settembre 2016 a Venezia presso il Campus San Giobbe, un’iniziativa ideata da un gruppo di appassionati professionisti (Michele Budri, Fabio Delaiti, Andrea Provaglio, Giovanni Vaia) in collaborazione con Italian Agile Movement e con i partner organizzativi Digital Enterprise Lab, Università Ca’ Foscari – Dipartimento di Management e UX Book Club.

Agile Business Day 2016Si è trattato di una giornata ad ingresso libero (i posti sono andati presto esauriti), con più di 20 incontri tra conferenze, workshop ed esercitazioni pratiche di gruppo, dedicata ai temi del management nel mondo Lean/Agile e rivolta ai manager delle grandi aziende e delle pubbliche amministrazioni. Il tutto volto ad esplorare i benefici dell’adozione di metodologie Agile ed a presentare le sfide imprenditoriali che ciò può comportare, con un particolare occhio di riguardo per il tema dell’organizzazione innovativa (ossìa “come gestire al meglio le risorse disponibili per aumentare il tasso di innovazione, assicurando qualità e perseguendo la sostenibilità economica”).

Workshop Agile Business DayIn uno scenario caratterizzato da sempre maggiore virtualità e dalla possibilità di allargare rapidamente i confini del proprio business, anche l’organizzazione aziendale, di pari passo, necessita di filosofie innovative che permettano di rispondere in tempo reale alle nuove esigenze di mercato. Un obiettivo siffatto può richiedere radicali processi di trasformazione sul piano non solo organizzativo e operativo, ma anche, ad un livello più alto, strategico e culturale.

“Agile Business Day” è stata dunque una ulteriore occasione, da un lato, per approfondire queste tematiche, e dall’altro lato un’interessante opera di
Campus San Giobbe - Veneziadivulgazione sulla necessità di mantenersi costantemente in aggiornamento; suggerimento rivolto in questa occasione non solo ai
marchi profit, ma anche alle organizzazioni no-profit e alla pubblica amministrazione.

A dimostrazione che queste esigenze di cambiamento del management tradizionale si sono ormai proiettate in uno scenario globale, e che i promotori e firmatari del The Agile Manifesto più di quindici anni fa ci avevano visto giusto, anticipando i tempi.